UN FRUTTO MATURATO.
Brulicano incessanti
le teste capricciose di un’anima sporca
infangata e rotolante
che chiede perdono e striscia
implorando all’incoscienza
di vestirsi di pudore
con piume grigie e rosso porpora,
per essere liberata dalla gabbia del sapere certo.
“Ti prego danza per me!
Chiama coi tuoi veli
la pioggia della notte
in modo che io
possa urlare il mio silenzio
lavando le mie vergogne.
Non vedi anche tu che
gli abiti che indosso
mi maledicono prendendosi gioco di me?
Capricciosi abiti mentali
Pregiudizi
che cambiano col vento d’autunno.
Fossi almeno una foglia
brillerei e giocherei con il gelo,
ma riesco solo a flettermi.
Vorrei specchiarmi nel mare
vedendo nei miei occhi
giardini di luce,
per poi tuffarmi
e uscirne pulita.
Sono un’anima errabonda
maledetta dal canto di un poeta
che strazia il suo corpo
ed insulta i suoi sogni;
chiedo solo colori,
pioggia santa e una diversa identità
per mettere radici in un nuovo corpo.”
“I colori che vorresti,
non ti si addicono.
L’identità non potrai mutarla,
nessun altro corpo si lascerà da te
guastare.
Potrai avere solo la pioggia,
ma una pioggia sporca
scrosciante di dolore,
che al pensiero di abbracciarti
inorridisce.